sabato 2 marzo 2013

Il naufrago

Un refolo di vento lo destò dal sonno e a lui parve di sentirsi risucchiato dalla risacca. Immaginò il suo corpo, guardandolo dall'alto, come quello di una marionetta scomposta ancorata agli scogli ma con gli arti, esili bacchette, in balia delle onde. Lentamente si mise in piedi. Indolenzito e con la vista appannata risalì la spiaggia bianca, lasciando, più che orme, una scia.
Entrò nella grotta, rovistò nel mucchietto di ceneri e braci annerite sparse per terra. Si tirò su con sofferenza, appoggiandosi alla parete di roccia. Sbatté le palpebre più volte per mettere a fuoco e contare le fila di asticelle, e ne aggiunse una con un tizzone spento. Fissò l'insieme di tratti sghembi ricontandoli con il passare delle dita poi tornò fuori salendo a fatica un sentiero nascosto nella fitta vegetazione, raccogliendo fiori di Tiarè e felci.
Giunto in cima ad un promontorio si inginocchiò, posò il mazzolino ed accarezzò le pietre ammassate in cui era infilata una croce di rami. Poi sussurrò emozionato. "Non so se i calcoli siano esatti, e francamente non lo credo. E sai che non sono bravo neanche con le parole però oggi è... dovrebbe... buon San Valentino amore..."

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